Oggi voglio fare una riflessione su qualcosa che sta cambiando nel nostro modo di vivere l’arrampicata, un trend che mi fa spesso riflettere sul senso più profondo di ciò che facciamo.
L’arrampicata è, come tante, una disciplina selettiva — non per un mero elitarismo, ma perché richiede un impegno totale, sia fisico che mentale.
Oggi, però, assistiamo a una corsa per rendere tutto immediato, accessibile e alla portata di tutti, a qualunque costo. E per farlo, ci affidiamo sempre più spesso a scorciatoie e “strumenti demoniaci”.
Pensiamo all’uso sistematico del Beta Stick per montare una via.
Intendiamoci: azzerare un rischio in situazioni di reale pericolo è comprensibile. Ma quando usiamo questi mezzi solo per evitare il disagio, la paura o la possibilità di sbagliare, stiamo perdendo di vista l’essenza stessa dello sport.
Cosa ci resta se eliminiamo il confronto con il limite?
Se monti la via con il bastone, la provi da secondo, impari a memoria ogni singolo movimento e poi la sali da primo… alla fine dei conti, cosa hai costruito davvero?
Hai aggirato tutta la parte che dà spessore all’esperienza.
Per me lo sport non è un semplice passatempo da consumare quando non si ha niente di meglio da fare. L’arrampicata è una palestra di vita, un mezzo per trasmettere valori e sviluppare virtù.
Imparare a salire una via significa prima di tutto mettersi in gioco con la testa.
Significa:
- Riconoscere i propri limiti e saper stringere i denti quando la situazione lo richiede.
- Imparare a rinunciare quando ci si rende conto di non avere ancora il livello adatto, accettando che servirà del tempo per prepararsi.
- Vivere l’attesa, coltivare il desiderio, la motivazione e la passione.
È esattamente questo ciclo virtuoso — fatto di tentativi, fallimenti, pazienza e superamento della paura — che a fine giornata ci fa sentire davvero appagati e consapevoli del nostro valore.
La montagna e la roccia ci insegnano che non tutto deve essere per tutti e subito. Forzare le tappe con le scorciatoie toglie sapore alla salita.
Perché la vera soddisfazione non sta nell’arrivare in catena ad ogni costo su una via pre-montata, ma nel percorso interiore che ci ha portati fin lassù con le nostre sole forze.